Ahimè ch’io cado, n. 102: “‘Buona sera, miei signori!’ Su una lettera aperta di Bianchini e Trombetta” di Michele Girardi

Bianchini e Trombetta si sono accorti, con un certo ritardo per dire il vero, che il 22 luglio 2017 Giuseppina La Face aveva pubblicato alcune considerazioni, garbate ma non proprio… positive nei confronti della loro inutile fatica, La caduta degli (zebe)dei, una porcheria volta a screditare Wolfgang Amadeus Mozart, e altri geni dell’arte dei suoni, per rivalutare la musica italiana coeva e oltre. Hanno quindi pubblicato una letterona rivolta alla studiosa, anche temendo il tremendo contraccolpo di un ulteriore giudizio negativo sulla stampa specializzata, che affosserebbe per sempre la loro pressoché nulla credibilità – piacciono soltanto a un manipolo di esaltati, di cui si dirà oltre. Il loro testo – mellifluo all’apparenza, minaccioso a ben guardare  –, compare in un piccolo bacino di pagine Facebook, e cioè in quelle di Luca Bianchini e della moglie (con commenti diversificati, per lui e per lei), in quello, eponimo, dei due ‘rotoloni’, e viene notificato dalla dantesca imago nei commenti al post di un collega che ha recentemente condiviso l’opinione della studiosa. Giuseppina La Face ha scelto di lasciare la coppia a bollire nel loro brodo, ed è un ‘rumoroso’ silenzio molto significativo, mentre l’Accademia della Bufala intende aggiungere qualche ulteriore considerazione, brevemente, valendosi di materiale pubblicato e firmato da tutti con nome e cognome. Poiché uno dei punti cruciali dell’argomentazione di Bianchini e Trombetta riguarda la volgarità di chi li fronteggia, ognuno può valutare dove s’insedi realmente l’espressione scurrile, anche se due commenti, invero imbarazzanti, sono poi stati opportunamente cancellati dalla coppia: oltre al turpiloquio si può verificare quale sia la motivazione reale che spinge all’attacco i sostenitori (punto 3), visto che al di là di un perbenismo rivendicato malamente («Nei due libri […] non denigriamo Mozart, né chi lo studia»), esistono innumerevoli testimonianze dei due autori, pubblicate in rete, dove la denigrazione è pesantemente acclarata (vedi punto 2).

LINK disponibile sul sito dei due musicologi

belleza

1. B & T negano di sostenere che Mozart è stato inventato per oscurare la grande musica italiana coeva, Sarti, Salieri, Luchesi e altri: sarebbero costoro gli autori di opere che nella nostra dabbenaggine ammiriamo sotto il nome di Wolfgang Amadè. I due in effetti non attribuiscono nulla di Mozart a Sarti e Salieri, ma a Luchesi sì, sulla falsariga del loro ispiratore, il dilettante Taboga (unicuique suum). E in ogni caso è invece sicuramente vero che sostengono che Mozart sia un mito inventato per oscurare la musica italiana (e di altri Stati europei) coeva.

2. Non denigrano Mozart? Qualche esempio del contrario, fornito da Mirko Schipilliti:

2.a Idomeneo, «non si tratta di un capolavoro» (vol. II, p. 185);
2b. Mozart «mantenne le distanze dai suoi colleghi, anche se spesso ne plagiò la musica, sia di Gluck, che di altri, non certo per un senso di rispetto, di venerazione, o di sincera stima nei loro confronti» (I, p. 161);
2c. Mozart mostra «mancanza di studio» (I, p. 381);
2d. «Mozart si prestava benissimo alle truffe, perché non ha uno stile ben definito, anzi è piuttosto facile da imitare» (II, p. 403);
2e. «tutta la produzione sacra di Mozart è dubbia» (II, p. 402);
2f. «ci tocca ammettere che Johan[n] Simon Mayr ha ragione, quando afferma che ‘il genio in natura non esiste’. E Mozart non fa eccezione» (I, p. 171);
2g. «Anticipiamo solo che la musica di Mozart, sebbene non sia tutta sua, ha un grande merito, quello d’aver segnato due secoli di storia» (I, p. 421).
2h. «nel caso del piccolo Wolfgang il bambino prodigio era il padre. Almeno per l’aspetto compositivo e considerata l’età, non si trattò né di virtuosismo, né di genio precoce» (I , p. 194).
2k. «Le prime due pagine del manoscritto della sinfonia K184, sono state scritte da Leopold dieci anni prima, nel 1773 […]. Il resto del primo movimento […] è di mano del copista Friedrich Hofstätter» (II, p. 393).

La lista sarebbe lunghissima, ma bastano e avanzano questi esempi per dimostrare che Bianchini e Trombetta affermano spudoratamente il falso, come sempre.

3. Bianchini e Trombetta sostengono di non denigrare nemmeno chi commenta il libro senza leggerlo; si prenda la briga, il lettore che pensi col proprio cervello, di verificare quante volte nelle loro pagine i loro detrattori vengono paragonati a iene (con tanto di fotografie: prossimamante verranno commentati), o apostrofati con termini quali topi di fogna e nazisti, e altri amorevoli vezzeggiativi attribuiti a destra e a manca. Peraltro basterebbe a sbugiardarli la qualifica di «gazzettante», rivolta a Carlo Vitali (tali insulti, ovviamente, non si leggono nel libro, ma vengono elargiti a piene mani sul web). Quanto ai sostenitori: se ci sono dei lettori virtuosi, che tentino un’esegesi del primo commento della figura 5! si legge una lettura? Il secondo non abbisogna di chiosa, parla da sé, mentre l’ultimo di fig, 4 attesta, senza altro aggiungere, che nella cricca è diffuso l’odio per Mozart, definito «ladroncello» (come l’amore di Dorabella…), e per tutto quello che per un manipolo di ‘emarginati’ è ufficialità. Ma che miseria.

45791210_750117088661654_1829704867514417152_n

LINK

4. Qualcuno vuol forse prendersi la briga di eseguire l’esperimento suggerito dai due (surreale, per essere gentili, lasciando il turpiloquio al gregge degli accoliti)? Solo a persone digiune di acustica e di sensibilità musicale verrebbe in mente una mostruosità simile.

5. «La peer review c’è stata, eccome» (fig. 6); siccome l’espressione designa la valutazione tra pari, evidentemente Trombin allude qui ai pari suoi, e cioè da persone come quelle che sbucano a commentare, inopinatamente, le stupidaggini sue e quelle della moglie (figg. 4-5). Non certo da studiosi di rango internazionale.

Anche Bianchini e Trombetta, a quanto pare, raccolgono l’invito, formulato da Giuseppina La Face, a godersi serenamente la musica di Mozart, e sono disposti a intervenire in videoconferenza, a partecipare a tavole rotonde e altro ancora. Bene: noi, Accademia della Bufala, siamo lieti a invitarli per una discussione serena. Perché non accettano? Non è la prima volta che suggeriamo un dibattito pubblico, ma non hanno mai aderito, né lo faranno mai. Perché? Anzitutto sono un manipolo di codardi, ma sotto sotto crediamo siano consapevoli che ne uscirebbero con le ossa rotte. E magari avessero anche un minimo di dignità, nossignore: chiedono di ottenere un po’ di visibilità, seguendo il loro metodo: rubare ai ricchi per dare ai poveri. In parola povere: insultando un genio guadagnano un po’ di popolarità.

2 risposte a "Ahimè ch’io cado, n. 102: “‘Buona sera, miei signori!’ Su una lettera aperta di Bianchini e Trombetta” di Michele Girardi"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Fornito da WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: