Ahimè ch’io cado, n. 159: “Facce tedesche? Razzisti allo sbaraglio” di Michele Girardi

Facce tedesche? razzisti allo sbaraglio

di Michele Girardi

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Come nota Carlo Vitali nell’intervento che ho collegato sotto, la questione del ritratto di Neefe, reclamato dai negazionisti come volto di Luchesi, implica risvolti imbarazzanti, a partire da questa frase del prof. Taboga, storico improvvisato (vista la qualità delle sue presunte ricerche verrebbe bocciato a un esame di storia per la laurea triennale): «Mi attende una approfondita ricerca in campo etnologico perché, a mio avviso, le caratteristiche somatiche del soggetto del quadro non sono tedesche». Scrive Carlo: «esisterebbe eziandio una scienza etnologica capace di classificare con sicurezza le caratteristiche “somatiche”, ergo genotipiche e fenotipiche, di un individuo. Esisteva negli anni 1930-40, perlopiù parlava tedesco, si chiamava Rassenkunde e non ha lasciato buona memoria di sé». In questo intervento Vitali citava un utente della rete che s’era preso la briga di contestare alla signora Trombetta la falsità della rinnovata attribuzione a Luchesi di questo travagliato dipinto, e riportava parti del loro scambio, francamente imbarazzanti per la ‘musicologa’ in questione. Questo signore mi ha scritto pacatamente, inviandomi istantanea del suo ultimo intervento, che la predetta signora ha prontamente eliminato, come il marito ha fatto sistematicamente ogniqualvolta si trovava di fronte a contestazioni puntuali dei suoi numerosi strafalcioni:

Egregio Michele Girardi, ho visto che, con Carlo Vitali e altri, pubblica la rubrica a puntate “Ahimè ch’io cado” dedicata agli strafalcioni dei signori Trombetta e Bianchini, che negano in varie maniere la grandezza di Mozart. Le confesso che molto di quello che scrivevate mi pareva eccessivo nei toni, anche se condividevo e condivido l’obiettivo della vostra ‘accademia’, a tutela del lettore ingenuo. Altre volte avevo scritto alla signora Trombetta (il comune mortale non può farlo nella bacheca del marito) per chiederle ragione di un atteggiamento francamente poco fondato, a mio avviso. Ma in quest’ultimo caso ha sorpassato ogni limite, ragion per cui le riferisco di quanto mi è accaduto. Ho notato che veniva proposto un quadro che ritrae il mº Neefe come volto dello sconosciuto Andrea Luchesi. Mi sono informato ricavando l’impressione che la signora spacciasse una di quelle che voi chiamate bufale, ma bella grosso e persino ammuffita, visto che il primo a rivendicare questa identificazione fu un certo Taboga. Ho poi letto due interventi dell’ottimo Carlo Vitali, che contestava l’attribuzione nel merito, con osservazioni precise. Gli scriverò, ma intanto le passo la fotografia della mia ultima replica alla signora, che lei ha vergognosamente cancellato dalla sua bacheca. Evidentemente non era in grado di contestare la scheda d’autorità del Beethoven-Haus oppure, altrettanto probabile, non sa leggere il tedesco. Comunque sia andata ritengo giusto divulgare, e l’autorizzo a farlo, questo documento, nella speranza che contribuisca a far luce sulla realtà dei fatti. Con stima, Giuliano Dottori.

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Non so davvero come il cibo che l’onorata coppia B&T ammanisce ai lettori fedeli possa suscitare il loro appetito ma concluderò, con l’amatissimo Voltaire, che «Quiconque aime les prophéties d’Ézéchiel mérite de déjeuner avec lui» (Dictionnaire, Ézéchiel).

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