Ahimè ch’io cado, n. 171: “Cialtroni!” di Michele Girardi

Invece di dormire Bianchini s’immerge nella sua attività prediletta: spargere veleno a destra e a manca, puntando al suo bersaglio prediletto. Ecco quindi che per l’ennesima volta falsifica la realtà per sostenere le sue tesi insane.

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Dalla frase con cui commenta il quadro dell’arcivescovo che non ha capito con chi avesse a che fare, sembrerebbe che la cacciata di Mozart sia stata una conseguenza dell’atteggiamento provocatorio del musicista nei confronti del prelato. Ma basta leggere le lettere, nell’eccellente traduzione del dott. Murara, per rendersi conto che si tratta di una fregnaccia, l’ennesima che costui sparge per la rete:

Vienna, il 9 maggio 1781
Mio carissimo padre!
Sono ancora tutto pieno di bile! – E voi, mio ottimo, carissimo padre, lo sarete certamente quanto me. – La mia pazienza è stata messa alla prova per così tanto tempo – che alla fine è naufragata. Non ho più la disgrazia di essere al servizio della corte di Salisburgo – oggi è stato il giorno più felice per me; sentite. –
Per ben due volte questo [Hieronymus von Colloredo] – non so neppure come devo chiamarlo – mi ha detto in faccia le più grosse ingiurie e impertinenze, che non ho voluto riportare per risparmiarvi. È soltanto perché ho avuto voi, mio ottimo padre, sempre davanti agli occhi, che non mi sono vendicato immediatamente. – Mi ha chiamato briccone e scapestrato – mi ha detto di sloggiare – e io – ho sopportato tutto, – ho percepito che veniva attaccato non solo il mio onore ma anche il vostro, – ma – voi volevate così – sono rimasto zitto. – Adesso ascoltate: – 8 giorni fa è salito inaspettatamente un servitore e ha detto che dovevo andarmene all’istante; – per tutti gli altri il giorno era stato stabilito in anticipo, ma per me no; – ho dunque radunato tutto alla svelta nel mio baule e – la vecchia signora Weber è stata così gentile da offrirmi la sua casa. – Qui ho la mia bella camera e sono presso persone servizievoli, che mi aiutano in tutte le cose di cui si ha bisogno rapidamente (e che non si sarebbe in grado di avere da soli). –
Avevo fissato il mio viaggio per mercoledì (ossia oggi, il 9) con la posta ordinaria – ma nel frattempo non sono ancora riuscito a raccogliere il denaro che devo ancora ricevere, per cui ho rinviato la partenza a sabato. – Oggi, quando mi sono mostrato là, i camerieri mi hanno detto che l’arcivescovo mi voleva affidare un pacchetto. – Ho domandato se era urgente ed essi mi hanno risposto di sì, che era di grande importanza. – Allora mi dispiace di non poter avere l’onore di servire Sua Grazia principesca, ma non posso (per la ragione anzidetta) partire prima di sabato; sono fuori di casa, devo vivere a mie spese, – è del tutto naturale che io non possa partire prima di essere in grado di farlo – giacché nessuno può pretendere che io subisca un danno. – Kleinmayr, Moll, Boenike e i 2 camerieri personali mi hanno dato pienamente ragione. – Quando mi sono presentato da lui, – N.B. prima devo dirvi che Schlauka mi aveva consigliato di avanzare la scusa che la posta ordinaria era già completa – poiché gli sembrava una ragione più forte, – quando dunque mi sono presentato da lui, la prima cosa è stata: –Arcivescovo: allora, quando parte questo giovanotto? – Io: volevo partire questa notte, ma i posti erano già esauriti. – Quindi lui ha continuato dicendo tutto d’un fiato – che ero il ragazzo più scapestrato che egli conoscesse – che nessuno lo serve così male come me – che mi consigliava di partire il giorno stesso, altrimenti avrebbe scritto a Salisburgo per dire di trattenermi il salario. – Era impossibile prendere la parola, andava avanti come il fuoco, – ho ascoltato tutto con calma, – mi ha mentito in faccia dicendo che avevo 500 fiorini di salario – mi ha chiamato mascalzone, briccone e cretino – oh, non voglio scrivervi tutto. – Alla fine, poiche´ il mio sangue ribolliva troppo, ho detto: – Vostra Grazia non è dunque soddisfatta di me? – Cosa, mi vuole minacciare, il cretino? Cretino! – Là c’è la porta, ecco, non voglio avere più niente a che fare con un tale miserabile briccone. – Allora ho detto: – e neppure io con voi. – Allora che se ne vada. – E io, andandomene: – sia dunque così; domani riceverete le mie dimissioni per iscritto. – Ditemi dunque, ottimo padre, se io non l’abbia detto troppo tardi, piuttosto che troppo presto. – Sentite: – il mio onore è la cosa piu` importante per me, e so che lo è anche per voi. –

Dunque pur di stroncare Mozart il Bianchini si mette a parteggiare per l’arcivescovo. Ma va là. E come al solito c’è qualcuno che lo segue, arrampicandosì sì, ma sugli specchi.

Grazie a Giovanni per la segnalazione.

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