Leopold, Anna e Wikipedia: “La bottega dei falsari. Come due musicologi di seconda mano ‘aggiustano’ le citazioni” di Carlo Vitali

Caposaldo della storiografia negazionista di rito sondriese è che “ogni citazione è di seconda mano” (Bianchini e Trombetta, d’ora in poi B&T, in un loro diffamatorio libello reperibile qui (http://www.mozartlacadutadeglidei.it/2017/03/19/il-gazzettante/). Col seguente sondaggio minimo si dimostrerà invece che ne esistono di terza, di quarta, e pure di falsificate senza scrupoli; specialità in cui eccellono tutti gli antichi e moderni  fabbricatori di fake news.

Oggetto della disamina è la carriera accademica di Leopold Mozart, circa la quale a pp. 107-8 de La caduta degli dei, vol. I, si può leggere questo paragrafetto rientrato in corpo minore, un artificio tipografico che nei volumi del duo equivale ad una citazione virgolettata con rimando abbreviato alla fonte:

Esonerato dal diventare un rilegatore di libri, invece di avviarlo all’attività artigianale il padre decise di mandarlo a scuola, probabilmente con l’idea di farne un prete. Fu allievo del Ginnasio dei gesuiti e del Liceo ad Augusta e nel 1737 s’iscrisse all’Università di Salisburgo, dove non studiò teologia ma filosofia e giurisprudenza. Dopo un brillante primo anno, fu richiamato dal rettore per negligenza, e nel 1739 fu cacciato con infamia dall’Università[255]

[255] LANGEGGER (1982, 10-13)

Confrontando con la pretesa fonte [Florian Langegger, Mozart padre e figlio, Milano, Mondadori, 1982,  loc. cit.] si scopre però che in 71 parole i signori B&T hanno condensato in libera parafrasi oltre 4 pagine di testo, sicché gli unici passi citati letteralmente sono quelli da noi evidenziati in colore rosso. Tecnica assai opportuna per omettere quanto nella narrazione di Langegger si oppone alle proprie tesi diffamatorie circa il basso livello culturale di Mozart padre. Ad esempio: “Tutte le testimonianze dell’epoca concordano  nel definire Leopold Mozart uomo di grande cultura, un artista, una persona di elevati principi morali” (Langegger, op. cit., p. 12).

Si può magari dissentire da tale giudizio sintetico ma occorre farlo con fondate argomentazioni e non con le omissioni. D’altronde anche “cacciato con infamia” è un giudizio interpretativo di Langegger senza obiettivo riscontro nelle fonti di prima mano. Infatti ancora a p. 108 B&T riportano per esteso un documento d’archivio (non accade spesso nei loro volumi, farciti di illazioni in libertà e divagazioni paraletterarie): il verbale di espulsione dello studente Leopold Mozart dall’Università benedettina di Salisburgo, redatto in data 8 settembre 1739:

Il signor Johan. Georg [Leopold] Mozart, svevo di Augusta, che dall’inizio dell’anno solare ha frequentato Fisica poco più di una volta o due, rendendosi perciò indegno del nome di studioso, fu chiamato alcuni giorni prima dell’esame davanti al Magnifico Rettore, che gli comunicò la sentenza, che lo escludeva da allora in poi dal novero degli studiosi. Dopo averla ascoltata, non avendo presentato ricorso, l’ha accolta e se n’è andato come se non gli importasse. Egli, di conseguenza, non è stato chiamato ai successivi esami.[257]

257 SCHENK (1960, 12).

Questa volta si rimanda in nota al volume di uno studioso dalle notorie compromissioni naziste quale l’austriaco Erik Schenk: Mozart and His Times, New York, Secker & Warburg, 1960. Vale a dire che B &T forniscono una loro traduzione italiana di una traduzione inglese di un testo in lingua tedesca originariamente apparso nel 1955 (Mozart: Sein Leben, seine Welt). Una citazione di terza se non di quarta mano, visto che il documento originale è in latino. Da due musicologi 110 e lode, e per di più strenui denunciatori di infiltrazioni pre e post naziste nella loro disciplina, ci saremmo quanto meno attesi una collazione con la fonte primaria, che si conserva nella Biblioteca universitaria di Salisburgo sotto la segnatura bA 90, c. 277r.

Eccola qui per la gioia di chi sa leggere le antiche carte:

Anna Trombona bufala
Biblioteca universitaria di Salisburgo, bA 90, c. 277r

Ed eccone la nostra trascrizione diplomatica, divergente in alcuni dettagli secondari da quella del prof. Schenk:

D.[ominus] Joan.[nes] Georg.[ius] Mozardt August.[anus] Suevus, qui ab anni, civilis

scilicet, initio vix una vel bina vice Physicam frequentavit, et ideo se ipsum

nomine studiosi indignum reddidit: fuit [h]is paucis ante examen diebus

citatus ad Magnificum, ubi sententiam percepit, se non ampliùs in

numero studiosorum habendum esse, quam sententiam nullîs inter-

positis precibus, acsi haec non curaret, acceptavit et discessit; qua de

ratione neque ad examen ampliùs fuit citatus.

E qui la relativa traduzione italiana, di non particolare difficoltà:

Il signor Giovanni Giorgio Mozardt, svevo di Augusta, che dall’inizio dell’anno, s’intenda di quello civile, appena una o due volte ha frequentato [il corso] di Fisica, e quindi si è reso indegno del nome di studente: in questi pochi giorni prima dell’esame fu convocato davanti al Magnifico [Rettore], dove ascoltò la sentenza di non doversi più contare nel numero degli studenti, la quale sentenza accolse e se ne andò senza interporre alcuna supplica come se non gl’importasse di tali cose; per il quale motivo nemmeno fu ulteriormente convocato all’esame.

Piuttosto che fantasticare con Langegger di espulsione “con infamia”, i signori B&T potevano commentare l’evidente disinteresse del giovane Leopold a farsi comunque ammettere alla sessione d’esame mediante una “supplica” (leggi rispettoso ricorso contenente qualche scusa); potevano magari spiegarci la differenza fra anno solare, anno civile e anno accademico, che allora come oggi nei paesi di lingua tedesca si divideva in due semestri: invernale ed estivo, grosso modo ottobre-febbraio e marzo-luglio. Leopold aveva omesso di frequentare regolarmente per 12 mesi interi (un “anno solare”, come traducono loro), oppure per una parte di due semestri a partire dal Capodanno 1739, cioè per circa 7 mesi meno le vacanze? E chi era il Magnifico Rettore pro tempore che decretò la sua espulsione? Non sarebbe difficile saperlo.

Di queste ed altrettali finezze esegetiche dovrebbero dilettarsi due musicologi 110 e lode che ambiscono a riscrivere la storia sulla base di nuove scoperte. No, loro sono pedestri compilatori di opere edite, falsificatori di citazioni, e anche quando traducono di terza mano un documento si limitano ad aggiungervi di proprio qualche bestialità derivante dall’ignoranza di lingue vive e morte. Ad esempio: “studiosus” non significa “studioso” bensì “studente”, come sa chiunque abbia qualche familiarità col tedesco antico. Una trappola in cui non cadono né il perfido musicologo nazista né i suoi traduttori Richard e Clara Winston, che al luogo citato scrivono giustamente “unworthy of the name of a student” e “be numbered among the students“.

Rovistando a ritroso negli archivi dell’università austriaca (loc. cit., bA 150, c. 116) ci vengono incontro altri singolari dettagli sulla carriera accademica di Mozart padre, ovviamente ignorati da B&T. Il 22 luglio 1738, dopo un anno del corso in Filosofia, Leopold aveva ottenuto il grado di “Baccalaureus Philosophiae”, in latino prima laurea, rispondendo, sempre in latino, a domande d’esame sugli ultimi sviluppi della guerra austro-russo-turca e sul problema “Se la logica possa a buon diritto definirsi un labirinto” (An Logica jure dicatur Labyrinthus?). Gli sarebbe bastato un altro anno per diventare “Magister” (suprema laurea); e poi, continuando negli studi un altro paio d’anni, “Doctor”. Secondo Langegger i genitori avrebbero “probabilmente” voluto farne un prete. Considerando la sua nessuna resistenza all’espulsione dall’Università, il rapido passaggio al servizio del canonico Johann Baptist conte von Thurn-Valsassina und Taxis in qualità di valletto-violinista (1740) e il successivo matrimonio con Maria Anna Pertl (1747), non sarà lecito pensare che avesse altre priorità nella vita?

 

 

 

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